Io
In bianco principio il fanciullino
che guardava illusioni di carta pesta
con meraviglia stupore e decadenza
crebbe inciso da nere fruste
artiste di violenza incosciente
camminando con fede al giogo degli eventi
unici amici un cane ramingo a caccia di carcasse
e un clochard adoratore della spazzatura
Mentre una mano bruciava sfondando lo sterno
per dar luce all'essenza d'una notte innaturale
l'altra prendeva a seminare pece
elevando ad antichi fasti
un lago senza sponde che si faceva vecchio
che andava imputridendo
e il suo marciume s'ornava di bossi ligustri e acanti
e l'odore dei limoni si faceva sempre più acre
fino a depredare ogni ragione
fino a negare ogni comprensione
Se solo avesse imparato prima a veleggiare!
Poi la notte pianissimo prese a sfumare
e gli anni di sua madre vennero a lumi
nel tepore di un'alba brumosa toccò terra
tra altri eroi fu accolto nel fertile terreno
nuovi ridenti magici
e tra tutti uno a fatica imparò ad amare
perché porta un'antica goccia marchiata nell'anima
e lo guida alle falde dell'olimpo
per cammini che li arrampicano sempre più
e spariscono alle loro spalle nel vuoto d'un dirupo
e il sole ci bacia la fronte
e gli dei ci guardano divertiti
e noi tra loro creiamo versi di terracotta
e non c'è bisogno d'ombre a nasconderli
e li regaliamo ai poveri con braccia e bocche aperte
e li regaliamo agli amici più vecchi
e li regaliamo alla donna più amabile del mondo
e ricambiano con ricchezze singolari
e se non ricambiano non fa niente
e io sono felice
grazie
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