Miniera di Cortoghiana 1952 (Muoiono quattro minatori)
Gesuino Curreli
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Il silenzio che c'era... e non suona
l'ardente sirena che di lì a poco
avrebbe fatto comparire alla porta
mio padre, una figura minuta,
energica e nera, minuta, minuta,
portando in spalla la pesante
balilla che montava all'andata
e, stanco, al ritorno, di sera.
I tornanti bianchi.
I manufatti grigi e possenti,
un altro più in là, l'argano e la laverìa,
una ciminiera in mattoni,
gli occhi fondi degli uffici sventrati
e il silenzio fra lentischi e predoni
di sogni che sono rimpianto e preghiera.
Odoravo, bambino, i racconti,
le fatiche dentro le gallerie
infarcite come formiche
di minatori e aiutanti,
i sordi trasporti rullanti
di berline stracolme sui binari lucenti,
e su e giù, al traino degli argani,
fitte squadre col casco,
in attesa dei temuti lamenti.
Un cippo ricorda quel giorno,
ed io la coda infinita nel viale
con in testa quel casco e il segnale
della pila accesa sulla fronte.
Il cippo in trachite, quattro nomi
per il cinquantenario, e io sgrano
il rosario del mio credo confuso,
mi inchino, chino il capo ed annuso
nell'aria l'eco delle voci già spente,
grato a questo posto
che diede dolore a mio padre,
e a me un'infanzia ridente.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (1)
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Perlanera2 agosto 2010
Aneliti di malinconie e ricordi che si respirano in silenzio come le preghiere. Molto commovente!

