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Introspezione 10 agosto 2010 · lettura 1 min · 2636 letture

Lo strazio di una candela

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mfm Luigi Mancini 368 poesie pubblicate
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Un pomeriggio polveroso in un paese disabitato. Io stesso sto per dimenticarmi. Come un gatto nero di notte sull'autostrada dei folli. La morte verrà a salvarmi? Non riesco ad essere e non riesco a smettere. Sono una lapide senza un nome e senza una data. Un lampione rotto in nessuna strada. Rifletto, insisto, fumo. Sono lo spettro di nessuno. Ho dentro un cimitero dove tutti i me che hanno già vissuto fanno silenzio e non hanno mai riposo e sono lì sepolti e restano lì morti senza mai aldilà senza una parentela o la miseria assurda di una luce lo strazio di una candela. Sono la fossa comune dove si decompongono fondendosi i miei sensi di colpa. La mia vita è una bar sempre aperto bicchieri sporchi dal tuo rossetto Non so più esistere e non riesco a smettere.
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L'autore
mfm Luigi Mancini

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Commenti (5)

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In Venere veritas10 agosto 2010

in toni diversi, ma incredibilmente adatti, mi hai fotografato. non si può vivere, e nemmeno morire. i sensi di colpa, le cose inespresse, ci tormentano come fantasmi e non possiamo nemmeno ucciderli, sono già morti.

Rossella Gallucci10 agosto 2010

Uno stato d'animo particolarmente angosciato... un'esistenza vuota che aspetta solo la fine consumandosi lentamente, come una candela. Non c'è via d'uscita, è come trovarsi in un tunnel senza poter andare avanti, né tornare indietro. Metafore molto pertinenti, rendono benissimo questo stato d'animo.

Triste10 agosto 2010

"Sono una lapide senza un nome e senza una data" il massimo dell'angoscia. Ci sono momenti difficili da attraversare e tutto sembra più nero del nero... ma anche in queste situazioni è necessario saper scorgere un filo di luce... un barlume di speranza. Intensa, triste poesia.

Sono senza parole per questa lirica di elevato contenuto... Vrsi ricchi di controseni per una vita che si vive, ma stenta a viversi veramente quel che accade è solo intorno, il buio dell'anima ne rimane scostante... Non sapere nemmeno chi si è per una lapide senza nome, per un vissuto sepolto in noi, di tanti tentativi non andati a fine, e rimangono come anime senza riposo libere di tormentarci... E com'è difficile vivere come una candela? Che si consuma lenta, forse da luce agli altri, ma a noi restano le lacrime della cera che si scioglie... Magnifica la conservo nel mio scrigno! Grazie di cuore!

Giorgia Spurio11 agosto 2010

i tanti "me" che sono dentro di noi... "uno nessuno e centomila" spettri... maschere per sopravvivere... fantasmi, i fantasmi di "noi stessi" che si cibano di noi... tutto tra le tombe del nostro cuore. ...lapidi senza identità, anime senza pace, silenzi urlanti... lì sepolti pronti a uscire come zombie... e senza aldilà di speranze. bella