Tu e il vento
Il vento porta via e sfoglia
le ombre del cuore,
volgo lo sguardo a nord
per attimi interminabili,
rivolto all'aspromonte
il mio cieco guardare
e penso: vive, lavora,
o è madre di un figlio,
dono altissimo, di cui ci privammo.
Ascolto la messa solenne
nei canti gregoriani assorto,
con i gesuiti all'Ignatianum
per ricordare
un senso, perso in un tempo
spezzato
come un cd graffiato
archiviato tra la polvere,
ma fuori dall'ambone
apro le braccia
verso la campagna
e mi dissolvo:
sono un tralcio del tuo vigneto;
e posso saziarmi
tra i poveri di S. Egidio
alla mensa degli ultimi,
bevendo il vino dal nappo
suonando l'armonica a bocca
dell'infanzia in bianco e nero,
udendo il suono stentato
della tua chitarra
mentre un raggio di sole
scalda il volto emaciato
di tuo padre seduto
ai bordi dell'orto,
sotto i fiori del gelso.
Cristo invisibile carezza,
in silenziosa presenza;
i colori della terra
e i nostri volti radiosi,
e i corpi gagliardi
che vestono il nostro tempo
profumato di origano e gelsomino.
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L'autore
salvatore falcone
vivo a Messina.Ho studiato a Roma.Amo scrivere e confrontarmi con chi ha questa passione.
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