La zanzara

Tu un giorno morirai,
laida megera,
ed il tuo ventre
marcirà nel putridume
di una palude;
ma le tue orripilanti
ferite resteranno
nelle nostre infantili
memorie, stridule punte
confitte nel cuore.
Non le guarirà
uno sputo di sole,
né bava di luna;
e più non sarà
levità alcuna.
Sordidi,
trascineremo carcasse
in vita, vedove
sul campo
di una guerra perduta.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
Commenti (1)
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Daniela Ferraro9 ottobre 2010
Dopo un'estate di dolorose punture, meravigliosa questa vendetta poetica contro le odiose zanzare... E se volgiamo la lettura anche in senso metaforico... meglio ancora... e con la stessa soddisfazione! Animali o esseri umani "cannibali"che siano, meritano egualmente il tuo sentitissimo augurio. Scorrevoli e ben congegnati i versi nella loro durezza ed incisività.
