Solitudine
Triste e pensoso,
il capo chino
s'incurva sullo scrittoio
a disperar riposo.
Insonne e rabbioso,
l'animo mio consuma
il suo pasto.
La solitudine
s'insinua dalla finestra:
ha il dolce del miele,
il suono della tempesta.
E il mio spirito
si tempra, fulgida lama,
nella notte più nera,
nella breccia lontana
del cuore, sentiero,
tra marmi funerei,
ove ogni coscienza
muore.
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
Commenti (1)
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Grazia Longo10 ottobre 2010
bel bozzetto di solitudine e rabbia, in un'introspezione notturna che della notte ha il vestito discinto e il tono sommesso ... qualche ritocco l'avrebbe resa più musicale ...
