Signora Illusione (arabeschi di menzogne

Vita,
sù pensaci,
sei già sfinita?
Mille giacche di odio mi vestono ora,
e se i secondi sono infiniti
quanto durerà questo orrore?
Lattice neve, sangue d'agnello,
la morte ci apre la mente con chiavi d'oppio,
e se è vita l'amore allora,
cos'è che ci fà piangere addosso?
Gli uomini camminano per il selciato,
stropicciano sogni al grido del sole,
e quanti sono i passi,
tanti gli arabeschi di menzogne,
tante le vivide paure cresciute all'ombra dell'essere solo.
IO solo,
con i graffi nervosi dei compromessi,
con la voglia di non essere ciò che hai nel cuore,
ma se tua madre nasce parassita,
come fai a diventare un'airone?
Ed allora ti inietti una dose da eroe,
tagliata con il buon siero "Sognare ancora",
per fuggire al male che conosci,
imperatore delle televisioni,
e che chiami la legge del "Buon nome",
invisibile lama d'aria,
una mano così precisa
che nemmeno si colora il viso dallo stupore,
e ubriaco e triste dai troppi fallimenti,
intoni sguaiato canzoni al nulla,
che ora sai, ha tanto più senso del reale
Reale,
come la stanza che mi son già creato,
per l'intero crato, l'ottava meraviglia di tortura,
ci ho messo dentro tutto ciò che fà male
e gli ho donato un lavoro da eseguire,
un'infiltrazione di speranza rassegnata
che sgocciola ritmica dal soffitto,
e gli uomini e le donne della mia mente
seguono ogni goccia,
con le pupille dilatate dalla luce riflessa,
bravi operai,
cadere e poi morire
in ogni istante, in ogni battito del cuore
Cuore,
che da pulviscolo domani sorvolerai i popoli dei gigli,
quando libero da me, potrai viaggiare l'aurora
e superare gli occhi e le intenzioni,
ma se il viaggio dovrà prima o poi finire,
su dimmi, che senso ha il tuo volare?
e se il ricordo del viaggio dovrà prima o poi svanire,
rammentami la storia del vento e del dolore,
che ha rifiutato la brezza per un pugno di sconosciuti,
per chi lo fugge, per i religiosi dell'illusione.
E signora illusione,
accerchiata dai cherubini delle discoteche sul lungomare,
avvolgimi nel manto d'ambra del sabato sera,
rapisci l'alma in un ipnosi senza fine, senza pudore,
di un'inaspettato candore drogami ancora,
che il viaggio è viaggio,
freccia oblunga verso uno dei tanti tramonti,
scaldato dalle loro ombre
è bello sai,
cantare senza timore
Aiutami a capire se l'uomo può volare,
o se almeno, come l'amore, lo deve sognare
Signora illusione,
come potrò continuare a sorridere ai giganti che mi ridono dietro,
mentre la cascata della sorte,
mi affoga verso il lago della disperazione?
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L'autore
Nero
Nero è il nome che ho voluto affibbiarmi , il colore della mia anima e del mio viaggio.Sappiate solo che Amo e Amerò,e forse ne muoio e ne morirò.Ma a volte i pensieri di un uomo portano al niente.Senza senso, forse.Le strade nate dal mio dubbio,i quesiti che mi attanagliano,l'amore,la morte ,la pazzia.Le risposte cerc
Commenti (1)
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Aldo Bilato10 ottobre 2010
è una bella domanda il finale... compendio d'una lirica che la dice lunga... sul perché dell'esistenza e soprattutto sul per come di questa società... c'è molto... ed è una bella lirica... complimenti... cià*

