Famiglia
19 luglio 2006
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Padre

Occluso in una torbida estate
scherzo sugli accenti
sporchi di polenta
ho finito di drogarmi
con calendari pieni di spille
sento il cuore alzarsi
e tentare di divincolarsi
dalla stretta di un soffice ricordo
un dannato prigioniero del sole
che vive all'ombra di un melo
non ho affatto voglia di scrivere
in questo spazio sconfinato
fatto di sbarre e realtà trovata per caso
in un sacchetto di rose da mangiare
dunque l'uomo era pronto
a salpare dalla pancia della madre
lungo inferriate mascherate da ninnoli
le vele strappate rapivano il vento
e l'imbarcazione di miele si allontanava
dal cordone impastato da contrazioni di sangue
era giunto il momento di dire
padre
questa vita è la mia
e per quanto stupida
è come dico io
per quanto stupida
non è come dici tu
questa volta adesso ascolta
è come dico io
e non come dici te
regalami la prossima volta
il sorriso rosso di frutta
un prestito senza ritorno
in una fantasia che sogno invano
d'ora in poi regalami parole gentili
e quando me le chiedi indietro
valle a prendere dentro questo dipinto
cercalo dove le ho nascoste
per dispetto, giochiamo, come una volta
fra le righe e le apparenti pause
e troverai che non c'è pausa dove c'è amore
non c'è rimorso per cose non fatte
non c'è pausa dentro un cuore che batte
non c'è colpa dentro parole pericolosamente vere
partorite con violenza e mancato senso di colpa
e se arrivano i guai e gli errori e le piccole incomprensioni
siamo così come mamma ci ha fatto, siamo uomini
siamo gli stessi io e te
senza paura di dimenticare
la violenza dell'alba
apparteniamo al disprezzo di fallire
alla puntualità dell'imperfezione
e corriamo lungo il respiro della solitudine
scalpitando otteniamo ci aggrappiamo
giochiamo a farci male e perdiamo entrambi
figuriamo in mille articoli da cronaca di quartiere
dove le urla non riescono a tacere
e coprono il canto degli uccelli
e nascondono il loro volo
e dentro, in fondo, oltre le porte della notte
quando i silenzi echeggiano clamorosamente
la nostra vita scorre
e non si ripeterà mai.
Ma questa mia vita, è mia
e la chiudo dentro una stupida poesia
piena di lacrime e rumori cardiaci
perché deve essere come ho deciso io
sono fatto, sono grande
sono grandiosamente triste
e sono il tuo piccolo uomo, papà..
e se rimango ai tuoi occhi stupido
sarà solo per poco io credo
solo finché non rimarrò da solo alla finestra
fin quando non ti vedrò camminare via
sul sentiero degli alberi alti e verdi...
bellissimi, alti e verdi del non ritorno
e scomparire nella nebbia dei giorni
o fin quando non vedrai me volare
e scomparire tra le fiamme di quel sole
basso e rosso che affoga all'orizzone
quel sole che mi hai regalato un giorno
quel giorno in cui per me
sei stato il migliore di tutti.
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