Ho raccolto castagne
Gesuino Curreli
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Nell'umido mattino, quando esalava
l'aria il suo vapore, ho raccolto castagne,
dentro la solitudine del bosco,
assorto in un'età che non ha croce,
sospeso nel bel mezzo del destino.
Solo il cristallo lucido dell'aria
e il canto della fonte a mezzanotte
cantava al nord le sue canzoni rotte
dal roco borbottio delle ghiandaie.
Solo con me pensieri verdi e ricci
aperti come bocche dopo il pianto,
come un grembo scomposto dopo il parto
di lucidi marroni sulle foglie.
Contavo negli schiocchi
dei frutti sopra pietre e rami secchi
una maternità abbondante senza doglie,
per tanti stacchi solitari e mesti
di cadute a distanze irregolari,
dai castagni imponenti e solitari
a ridosso della marea di lecci.
E il profumo di un silenzio antico
evocava ricordi e altre stagioni
di venditori a dorso di stalloni
con le bisacce cariche, in giro per paesi,
per un po' di liquore di alambicco.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (1)
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Perlanera13 ottobre 2010
Per me che amo camminare in solitudine nei boschi, questa tua mi evoca suoni e profumi molto familiari... nuove e suggestive sono, invece, le metafore della maternità indolore e i ricci aperti come bocche dopo il pianto. Trovo, infine, delizioso quel profumo di silenzio antico che sembra sprigionarsi da ogni verso lasciando una sensazione di quiete nell'immaginario. Poesia bella e coinvolgente.

