Al dermatofagoide
A te, ragnetto dall'altisonante
Nome e raccapricciante, a te esserino
Che sugli irsuti o glabri corpi nostri
Formicoli silente nella notte
Nostra – insignificante, mentre incede
Il tuo insignificante e netto passo
Di Madre Polvere Signora Nostra
Fido vassallo e vessillo discreto;
A te, lucore niveo che sovrasti
Il sonno nostro non visto, minuto
Araldo del non essere profondo
E puntiforme, cosa potrei offrire?
A te, della genia di chi si prende
Tutto senza mai chiedere, comunque;
A te che ti cibi dei vuoti gusci
Nostri e di quel morir perenne in grigi
Frammenti che tra varie masserizie
Lasciamo sulla via nostra, distratti?
Tu a poco a poco ci divori, lento,
Scaglia per scaglia, tu un fantasma noioso
Tu che sereno e acefalo ti acquatti
Nel microcosmo tuo – sul nostro stento
Abbarbicarci tra qualche poroso
Giaciglio: cosa dunque potrei offrire
A te? Ti offrirò qualche cicatrice
Come sempre, le vecchie stanche scaglie
Le squame del mio corpo e la perduta
Sua fola; ti offrirò, o misconosciuto
Artropode, l'inutile biancore
Della canuta inutile mia chioma –
La sua forfora e qualche suo superfluo
Pensiero –, e qualche inutile parola
Che rimarrà sull'ozio dei cuscini,
Sul grasso stinto delle mie lenzuola
Nel madore giallognolo dei lini:
Lì a brulicar continuerai in famiglia
Sterminata, tra avanzi di scartoffie
Pseudoangeliche e resti subumani,
Di madre Polvere fedel consorte.
©
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L'autore
Pan23
Credo nella forza e nel valore dell'Individuo, unico nella sua autodeterminazione. Io sono Colui che è. Un Individuo, non una categoria. Sono Legge e Stato di Me Stesso.
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