Faccia di carta.
Faccia di carta,
bruciato all'indirizzo di vita e
bucato come una gomma, stanca,
da un ago di pino.
Idolatrato dal giovane aguzzino,
risorto per noia,
in una camera a gas
ed evidenziato da uno stemma coloniale
in un sepolcro fiorito.
Umido il suo ambiente
come catacomba
di preghiere atee
in un conflitto interiore.
Addobbato, come albero natalizio,
per meriti di guerra
vinta e persa nello stesso istante.
Ladro di sorrisi
rubati a bimbi adulti,
cresciuti in una terra grezza
di lavoratori instancabili ed affidabili
generati da uranio impoverito
ma notoriamente ricco.
Cancro radicato
nel marciume totale delle tue lacrime,
cadute sul campo di grano,
concentramento di poveri relitti
dove ricercare un tesoro
od un saluto.
A mano aperta e chiusa,
per non sbagliare mai,
per essere sempre il primo
in un mondo di secondi e terzi incomodi
che vivono il tanto che basta
per non morire soli.
©
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Commenti (3)
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G
Ghiaccio21 luglio 2006
Vivere quel tanto che basta... come non vivere! Molto bella e sentita.
Leaf21 luglio 2006
specchio che non riserva sguardi benevoli a quel che riflette.Uno specchio di carta, emozioni tangibili, versi più che tangibili... Benvenuto, con tutto il cuoreLeaf
S
Saffo21 luglio 2006
una poesia vera... che fa pensare e riflettere molto! triste e bellissima la chiusa!
