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Sociale 14 novembre 2010 · lettura 3 min · 8332 letture

Le clochard

Jeannine Gérard 492 poesie pubblicate
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Trahi, condamné à la peine capitale dans l'indifférence totale de qui, patron de la civilisation et de ses apparences, la sentence a déjà décrétée. Perdu au milieu d'une foule immense, les yeux absents, violacé et rabougri, malodorant, une bouteille de vin comme unique compagne de solitude sur laquelle il confie pour noyer ses peines. Partout je le vois... Sous les ponts, près des gares, dans des souterrains, sous les porches des églises... Combien de pauvreté... Un sens de malaise m'étreint le cœur et je me demande... qui sait comme il aurait préféré revenir sur ses pas et être encore entouré de sa famille... Combien d'illusions et de mortifications ont replié ses ailes! Qui était cet homme aujourd'hui sans nom? Un mari, un père, un fils, un frère, où simplement un homme que personne n'a aimé... Pourquoi ce destin, pourquoi cette tragique fin? Comme un réfugié, il s'est embarqué pour l'île des chimères, naviguant dans le désespoir. L'alcool est le propriétaire de l'agence de voyage qui lui a offert une place gratuite sur le navire de l'oublie. À la fin il s'ancrera avec ses pareils dans le port des déshérités... où il ne sera plus ignoré par une société indifférente, qui sans appel l'avait dejà condamné. . - - - - - - - - - - - . Il barbone . Tradito, condannato a morte nella totale indifferenza di chi, padrone della civiltà e delle sue apparenze, ha già decretato la sentenza. Perduto tra una folla immensa, gli occhi assenti, livido, striminzito e puzzolente, compagna la bottiglia di vino cui s'affida per annegare il suo male. Lo vedo dappertutto... Sotto i ponti, presso le ferrovie, nei sotterranei, sotto i portici delle chiese... Un senso di malessere mi stringe il cuore e mi chiedo chissà come avrebbe preferito tornare sui suoi passi e sentirsi ancora circondato da una famiglia... Quante illusioni e mortificazioni hanno richiuso per sempre le sue ali! Chi era quest'uomo oggi senza nome? Un marito, un padre, un figlio, un fratello o semplicemente un uomo che nessuno ha amato... Perché questo destino, perché quest'orribile fine? Come un profugo, si è imbarcato per l'isola delle chimere, navigando nella disperazione. L'alcool è il proprietario dell'agenzia di viaggi che gli ha offerto un posto gratis sul naviglio dell'oblio. Alla fine getterà l'ancora tra i suoi simili, nel porto dei diseredati... dove non sarà più ignorato da una società indifferente avvezza a condannare senza appello.
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«Mi piange il cuore a veder tanta miseria e non poter far niente. Non vorrei vederli, ma ci sono! I "diseredati" li chiamo. Mi chiedo quale disgrazia li abbia ridotti in tale stato. Hanno rinunziato alla vita o sono stati costretti a non farne più parte? Ho dedicato questa poesia a quanti soffrono a causa della totale indifferenza di una società che li ha dimenticati per faccende spesso senza valore ...»

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Jeannine Gérard
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Lirica bellissima, sempre attuale. Jeannine (Salvatore Azzaro da Giarratana)

Commenti (8)

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Raggioluminoso14 novembre 2010

Una lirica che prende a cuore una condizione ben precisa di persone a cui spesso viene tolta la dignità di essere persone e vengono lasciati ai margine della società nell'indifferenza: molto sentita e condivisa!

Ferny Max Curzio14 novembre 2010

Immancabile tassello dell'universo lirico e drammatico dei poeti, il "clochard" in effetti incarna una porzione dell'anima d'ogni uomo, che sia permeabile alle realtà fuori e soprattutto dentro di sé, che veda con orrore e compassione a un tempo la vicenda altrui, che potrebbe essere la propria... E forse lo è! Chi non si sente almeno una volta sgualcito e ripudiato dalla vita, ridotto, sia pure in soggettiva, come il povero barbone così efficacemente descritto nel testo? L'Autore qui è artista e creatura, insieme, che si pone di fronte alla tragedia e al mistero di altre creature senza riuscire a dare una risposta di salvezza, ma solo di commossa partecipazione... al contrario di quella società "civile", che invece le ignora.

Danielinagranata14 novembre 2010

Un tema toccante che mi emoziona ogni qualvolta per vari motivi tanto apprezzata e ben stilata

Giovanni Monopoli18 novembre 2010

una poesia bellissima nella sua vera esposizione di una società che annulla ogni essere una società che non offre più nulla relegando sotto i ponti ormai inutili esseri... stupendi versi, piaciuti tantissimo

A
Antonio Terracciano19 novembre 2010

Je suis parfaitement d'accord avec ce que F. M. Curzio écrit: le clochard est un autre visage de l'artiste. Il vit matériellement ce que nous, les poètes, vivons dans notre coeur et dans notre esprit: une existence "autre", qui ne poursuit pas les valeurs considérées importantes par la société. La poésie exprime très bien le malaise (et, qui sait, une intime satisfaction) de cet individu.

Anna Maria Scamarda19 novembre 2010

Versi riflessivi e profondissimi, che denotano la grande sensibilità dell'autrice. Domande che mi sono sempre posta anch'io, soprattutto sulla frettolosità e la tendenza di una società sempre più protesa verso l'indifferenza umana. Leggendoli, mi hanno fatto rivivere gli intensi e contriti sentimenti che ho provato nel corso della stesura di altri miei versi, sullo stesso argomento. Assolutamente Condivisi!

Paola Paolina Segatto20 novembre 2010

Tematica pregnante di un sistema vergognoso riguardante la società. L'indifferenza che emerge statica. Bellissimi versi. Molto piaciuta. Abbraccio.

C
Catello Apuzzo21 novembre 2010

Triste realtà prodotta dalla nuova civiltà Ho scritto anch'io una in proposito e quindi condivido appieno questa tua verità