Selmira
Selmira alza gli occhi cerchiati
alla lamiera del tetto,
dove scende il monsone puntuale arrivato
sull'attesa di sete del mondo.
La pioggia impasta la polvere in grumi,
come uova di colibrì leggere di schiusa.
Selmira osserva e aspetta di vederli volare,
come gli uccelli di fango del Cristo bambino.
Lo aveva un amore Selmira,
di quelli veri perché partito lontano,
verso un paese di sorrisi e facili luci.
Un amore maturato bambino
e cresciuto col sorriso proibito del gioco,
all'ombra dei respiri nascosti del mango.
Aspetta ogni giorno Selmira
la rimessa che più non arriva,
solo il monsone è puntuale ogni anno
a ricordare quell'ultima cena di pioggia,
che le ha lasciato un vagito partendo.
Ha erba secca nel cuore Selmira
e le trema la voce cantando,
per quella figlia nata sulla porta del vuoto
con i pugni stretti nel pianto
e una domanda in bilico sull'orlo degli occhi.
La osservo parlare da sola al destino,
mentre il monsone si consuma nel mare
e il sole rinato si stende ad asciugare.
Selmira alza gli occhi cerchiati
sulla danza della mia penna che vola
e con muto assenso del capo
capisce che le sto rubando la storia.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
F
Tutte le opere →
L'autore
Floriano Fila
Il Nicaragua è terra di laghi, vulcani e poeti. Impossibile non sentire il bisogno di scrivere.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!