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Riflessioni 29 novembre 2010 · lettura 3 min · 942 letture

Lacrime di liberta'

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Roberto Francesco Antonio Mura 9 poesie pubblicate
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Scruta il mondo da un'altra dimensione dal grigiore velato del cielo si impone spavaldo immobile, sull'orlo di una ciminiera Il bianco betto gonfio all'infuori del dominatore incontrastato dei cieli inorgoglisce il suo fare goffo ed impacciato Sprigiona nell'aria la potenza delle ali lanciandosi senza timore nel vuoto abissale di un mondo convinto della sua pienezza Né pioggia né tempesta, a fermare la sua avanzata alla scoperta di quella tanto temuta, sporca umanità E pensa, anima pura e libera planando sul marciume contrapposto al suo divino regno stellato Si chiede il motivo di quel vagare frenetico delle genti cittadine avvolte nei loro neri cappotti Non calma il suo sporadico respiro la mancanza di vita nei cuori umani: vorrebbe abbracciare il mondo con le sue ali e tenerlo a se per l'eternità nella perfezione Se solo quel suo arancio becco potesse aprirsi ed emettere i suoni dell'infinito Il suo candore si diffonderebbe in ogni molecola d'aria e respirando potremmo provare l'ebrezza del volo anche solo per un attimo che non avrebbe mai fine incastonato nelle menti umane sgombre dall'ansia La speranza di poter un giorno librarsi nell'aria si dissolve nel dispiacere di quell'essere così perfetto martoriato dalle ingiurie dell'intera umanità frecce avvelenate scagliate con estrema noncuranza Posa piangendo, le sue lievi zampe sulla spalla di un vecchio poeta avvolto nell'umido fumo della sua pipa Osservano il mare sospirando lentamente vedendo in quella enorme distesa, la salvezza forse ancora irraggiungibile per entrambi E' la simbiosi mentale di due folli sognatori Nel loro unico pensiero, sopravvive quella così tanto agognata libertà di essere sopra tutto, oltrepassando le barriere imposte da chi non ha mai rivolto uno sguardo verso il mare O forse, è il non aver mai avuto la fortuna di avere un amico con il quale poter piangere ed esprimere se stesso fino all'ultimo E' stanco di aspettare, sua Maestà il Gabbiano Una lacrima scende sul viso del buon uomo ma non un solo muscolo muove per dare un segno Il tempo ha portato via la sua vita rendendolo inerme su di una sudicia panchina Ora può finalmente volare Nella lacrima del gabbiano ha rinchiuso l'anima che ora vivrà per sempre, all'interno dei suoi occhi e dentro essi, potrà finalmente scrutare il mondo dalle fumanti ciminiere di periferia Sarà una lacrima a rendere liberi coloro che chiameranno sottovoce dal soffocamento della vita terrena Quando il cerchio di anime sarà completo anche il gabbiano chiuderà lentamente i suoi occhi piangendo per la sua ultima volta e disperandosi, per non aver salvato il mondo
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Roberto Francesco Antonio Mura
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