Forse, un giorno
forse, un giorno,
mi sveglierò con dei ragni giganti intorno al letto
mi alzerò rachitico
e lancerò gli occhi dalla finestra
e regalerò sorrisi e pochi versi ad un barbone
forse un giorno
finiremo sbudellati da robot venuti dal futuro
smascellati da anguille vestite di nero
e impareremo il dolce significato
della parola amore
forse un giorno divorerò romanzi storici
e racconterò storie passate alla storia
racconterò di un uomo vivo per miracolo
di un bambino felice al parco mentre il mondo muore
racconterò di un mondo che piange
che punge
che distrugge.
forse un giorno sarò in mezzo agli altri
sarò come gli altri
e vivrò come vivono gli altri.
forse un giorno, forse.
Per adesso
rimango qui
tra le fosse dell'anima
a scucire canzoni e liberare farfalle dalla testa
in attesa del colpo di scena
dell'ultimo round
in attesa che la morte faccia gli inchini e
saluti questa vecchia camera di cartongesso.
forse un giorno,
forse
un
giorno.
©
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L'autore
Fabrizio Rizzi
"Questa è la tua presentazione ai lettori, si raccomanda modestia e sintesi!". D'accordo: vivo a Taranto, ho 20 anni, scrivo poesie da quando ne avevo 12, ho affrontato la malattia, mi sono innamorato, ho tradito, amo la birra, amo Bukowski, amo il sorriso. Dimenticavo: faccio a pugni ogni giorno con la vita.
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