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Riflessioni 21 dicembre 2010 · lettura 2 min · 1356 letture

Pantomime di piazza

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Giuseppe Morelli 50 poesie pubblicate
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Vedo in giro maschere veneziane e abiti carnevaleschi, vedo che si cerca di piacere ad ogni costo e non riesco a capire chi ho difronte; li vedo muoversi nella confusione come in sparpagliata processione fra sorrisi finti e convenevoli nella falsa luce di un sole che illumina volti di ceramica. Li sento parlare in modo affabile e non so se ciò che dicono è vero se lo credono sul serio o se smessi i panni formali con cui fanno luccicar le piazze, vorrebbero d'impulso pugnalarmi o pugnalarsi alla schiena fra di loro o morire suicidi in un vicolo oscuro... non chiedo di sapere quali storie di scheletri o dolori o cristalli di anime in frantumi possano celare negli antri profondi e inaccessibili del cuore, non è questo il punto, questo è affare loro, solo che... hanno troppo pelo sulla lingua le verità ne risentono a vantaggio delle repressioni, delle bugie e tutte quelle messe in scena mi fanno sentire come un ubriaco che si perde per le strade senza avere intorno l'ombra di un amico. Fiuto la paura delle persone di rivelare ciò che sono il terrore che hanno di esser giudicati il timore guardandosi allo specchio di ritrovare in un riflesso sporco un tratto di personalità mai piaciuto. È più facile indossare i colori sgargianti dell'arcobaleno e far credere che tutto vada bene, fingere di non essere quello che di sé si è sempre odiato, fingere di essere chi non si è mai stati. Avvolti dalle luci artificiali dei lampioni e delle insegne al neon, mantelli e maschere fluttuano nell'aria come fantasmi e le parole sono copioni imparati a memoria che si ripetono nel tempo.
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L'autore
Giuseppe Morelli

Scrivere mi aiuta a mettere in chiaro me stesso, a risanare gli equilibri; è la dimensione congeniale in cui piace perdermi... per ritrovarmi.

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