Al villaggio
Alessandro Labriola
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Le ginocchia nude e la feccia umida
- di nuovo
a quel gran bene della chiesa!
Cucinato in grandi pentole per la "comunità"
figlia della notte dei sabba e del noce;
le primavere infinite...
alle vele, ad arco sul mare
fin giù l'abisso, fin sulle rive,
ridestò i fantasmi e festeggiò vittorie.
Con calma leggevo e rileggevo,
svestivo le siepi dal pudore delle gonne
- immaginavo
Spighe nere agli orti, abdicavano in favore del gallo:
la regalità per regnare sui Giusti di qui;
santificò gli umili, benedì il baratto
e la carità onesta.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (3)
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Splendido Leotta Michele19 marzo 2011
un forte impatto del cuore amalgama le sensazioni che rivede il trascorso ...dove il concentrato vissuto esuma dall'anima il ricordo del sentire... con esternazioni che cuore e mente permette... in ore di pensieri... un capolavoro sublimato esteso in meravigliosi versi
Grazia Bianco20 aprile 2011
un'analisi del proprio intimo, riportata con versi a volte forti ed incisisi, ma ciò rende perfettamente... una lirica fuori del comune
malaluna20 aprile 2011
splendida la seconda strofa, vi si può viaggiare di fantasie infinite, ma è splendida tutta



