Preghiera
Sono solo
in una piana sconfinata.
Raffiche gelide sferzano il mio volto,
sollevano nubi di cenere
partorite da ardente dolore.
Dell'albero della gioia
restano spogli rami fumanti.
Nera distesa deserta
la mia anima,
divorata da silenzio assordante.
Dio? Tace.
Scruto l'orizzonte piatto,
più volte rigirando su me stesso:
scorgo solo un'infinita retta,
che separa l'arsa steppa
da una notte cupa senza luna.
Occhi lontani mi sembran le stelle.
Non mi vedono. Di chi saranno?
Steso a terra osservo l'Immensità.
Dagli angoli più remoti del mio corpo
raccolgo ogni forza
per riempire i polmoni.
Urlo.
Non parole pacate, nè silenti meditazioni
posson raggiungere distratti occhi divini:
ma solo grida
assordanti, prolungate, strazianti.
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Commenti (1)
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Luigi Ederle25 agosto 2006
E' difficile concepire una preghiera, che è gridata, violenta, un atto di ribellione. La preghiera, doverebbe, a mio avviso, spianare il cuore, per un momento, o uno stato di pace, lontana da una forma violenta.