"Straccio"
"Straccio"mi ha chiesto una sigaretta,
lui non fuma, ma vuole apparire
come un individuo qualunque.
"Straccio" è il marito della strada,
figlio di nessuno,
ha una difficile convivenza con i topi
e con il suo cuore.
Si limita a contemplare la realtà
nel suo regno di cartoni e bottiglie.
Nei suoi occhi si può scorgere
un velo di vergogna.
Vergogna della propria vita o
vergogna di appartenere a questo mondo?
La gente gli punta il dito,
gli puntano pistole.
Non ha paura di essere pestato.
Non ha paura di essere bruciato.
Forse perché è stato immerso per troppo tempo
nell'oceano di tequila o forse perchè
è rimasto troppo in superficie.
"Straccio" è lì,è un'altra realtà.
"Straccio" rimane lì,è una realtà ignorata.
Solo con i suoi fantasmi bastardi
e con le sue cicatrici.
Auguro ad ognuno,
che sia uomo o donna,
fascista o comunista,
ateo o cristiano,
di diventare come lui:
incarnazione della libertà.
©
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L'autore
vincenzo
Commenti (1)
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f
filiberto4 febbraio 2011
Bella questa poesia dedicata agli emarginati anche se poi la libertà può essere raggiunta anche in modi diversi- Piaciuta.
