Alla stazione

M'hai presa così:
quasi di forza.
Troppo fedele io
Al mio altrove,
immaginato ovunque,
e non da te.
M'hai presa così:
senza violenza.
Hai bloccato il mio treno
nella tua stazione
offrendomi l'assurdità di un inizio
in quel nome senza speranza:
Termini.
Ed io t'ho odiata,
Roma,
quanto t'ho odiata!
Tu prepotente e sporca,
tu rumorosa e grassa,
tu sacra e profana,
tu,
puttana!
Tu nuda e cruda,
a offrirmi le tue cosce ed i tuoi sudori,
i barboni ed i dottori,
le eleganze e i mal odori,
solitudini e clamori.
E adesso dimmi quando
-se tu lo sai-
Quando ci sei riuscita.
Dimmelo tu,
Roma,
quando t'ho amata.
Quanto ti amo, Roma,
vecchia donnaccia,
lascialo a me:
che sia un segreto mio!
Perché un giorno,
senza alcun peso al cuore
-ora che ci siamo veramente appartenute-
Ti dirò addio.
Perché quel giorno,
io dovrò odiarti ancora.
Ma tu sai tutto Roma,
e anche quel giorno
qualcosa inizierà da un tuo binario
nell'assurda stazione
dal nome senza speranza.
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