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Riflessioni 22 febbraio 2011 · lettura 1 min · 2793 letture

Ma non è detto

Gesuino Curreli 1281 poesie pubblicate
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Ma non è detto che sia primavera nonostante il respiro sciolga il gelo... e tornano alla mente arie serene quando volgeva il tempo ai cari giorni pieni di chiasso, amici, e di chimere. Ma poi si sta come le foglie incerte alla mercè dei venti e dei sorrisi del sole più benevolo che ai figli il tempo imperscrutabile concede... Minuscoli nell'era e nello spazio, pulsione infinitesima di vita venuta dal mistero e concepita senza sapere cosa ci succede: questo noi siamo. Grandi pur tuttavia, capaci dell'etereo senso arcano che in noi l'amore infonde e poi traduce in sensazioni limpide e produce cantori nobilissimi e poeti. Miseri pure e vili, abietti narratori di natura, scomposti, indegni figli della pura luce cui aprimmo gli occhi per magia.
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L'autore
Gesuino Curreli

Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....

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Commenti (4)

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carla vercelli22 febbraio 2011

Stupendi versi di riflessione sulla natura umana, misera e grande al tempo stesso, indegna figlia di quella "pura luce a cui aprimmo gli occhi per magia", alla ricerca di una primavera che illumini l'anima.

Aldo Bilato22 febbraio 2011

questo noi siamo... piccoli dinnanzi all'universo e alla natura che in questa circoscritta parte del tutto ci sovrasta, per forza e bellezza resa... grandi, purtuttavvia... nel saper coglier la di lei magia... e con destrezza e cuore descriverne le sfunature e la beltà che ci dona, da quando quel giorno, ne vedemmo la luce.

mario calzolaro22 febbraio 2011

Che dire? Non si può che rinnovare l'omaggio al Poeta... un inchino al Maestro!

Lorenzo Crocetti22 febbraio 2011

So dove aprire quando voglio gustare una poesia che, prima ancora di averla scorsa, ho la certezza che non mi deluderà. In questa accorata Poesia il Curreli si riporta ad "arie serene" di un tempo antico che non torneranno più, e si sofferma sulla caducità delle sorti umane con quel "si sta come le foglie incerte" che, in uno stile ed in un contesto diverso ci riporta alla mente l'ungarettiano "si sta come d'autunno \ sugli alberi le foglie". E in un superbo finale l'Autore ci descrive in veri accenti di autentica Poesia l'alternanza della sorte umana, che pur si sforza di carpire la bellezza e sembra riuscirvi, mentre è incapace di afferrare e di tradurla la "luce cui aprimmo gli occhi per magia." Grande Poesia.