Il visionario
Solo, tra incertezze e utopia,
fendenti fauci di malinconia,
sanno di nebbia la ragione e il cuore,
si fanno torto lotta e candore.
Sogna bambino, prega da illuso
che volino i vermi, che si alzi il muso
dalla Terra che è Madre, dal cemento che uccide,
un amore rimane anche se un muro divide.
Ma l'uomo non vuole, ha paura di osare
e sceglie il dormire al sicuro crepare,
e loda la guerra, il Potere e i milioni,
date oppio agli schiavi, applaudite ai padroni.
Potrai mai lenire le ingiustizie sociali
o provare che il sole scalda più dei fanali?
Ti dimeni di ardore, freddo buio nell'anima,
nessuno ai tuoi piedi, sei il solo che lacrima.
Beata ignoranza, dannata speranza,
frammenti di maschera, dolore che avanza,
compagna sterile la civiltà,
menzogne, antidoti alla dignità.
E tutto sommato, sei un privilegiato
fra tutti i ribelli che l'odio ha marchiato,
né sangue né bombe, né urla né oltraggi,
ma i lupi tremanti son cani randagi.
Cechi e drogati camminano indietro,
in un mondo d'acciaio la tua gabbia è di vetro,
e prendi l'esempio da stimmate e santi,
dal fanciullo interiore che ti guida più avanti.
Ancorati ai messia,
a surrogati e anarchia,
c'è chi aspetta il Giudizio,
c'è chi brama un inizio.
Sopraffatte da fiamme le nostre bandiere,
che crolli lo Stato, svanisca il Potere,
amate le bestie che di noi son migliori,
l'oro non compra la gioia dei fiori.
Un dì l'armonia regnerà sulla Terra
senza l'uomo fantoccio che gioca alla guerra,
un dì noi saremo ossa e detriti,
adagiati sul fumo di chi ci ha nutriti.
Oppure ghignanti marceremo da automi
in un mondo schermato da corpi e da nomi,
privato del cielo, dell'erba e del mare,
e l'occhio di Orwell starà ad osservare.
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