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parlami o padre, signore del regno
Padrone dell'Eden, dell'oro d'oriente
dagli occhi miei vergini cancella il tuo segno
che illumina il cielo del sole del niente
ho visto dei volti segnati da smorfie
corrugati in un'ombra chiamata Dolore
ma una madre che urla in preda alle doglie
sarà ricambiata col più puro amore
il sorriso si è spento sul mio giovane volto
quando vidi le pelle di scheletri erranti
raggrinzita dal tempo che vi resta sepolto
e consuma il vigore dei teneri amanti
labbra seccate da sete e da fame
affollan le strade di meste preghiere
a un dio che Ingiustizia ha chiamato il suo pane
colmando la pancia del bieco Potere
c'è chi in nome tuo solleva una spada
sicari silenti devoti al dominio
c'è chi si inginocchia in mezzo alla strada
e la colpa di esistere lo espone al giudizio
tra fango e fatica Miseria si impone
e l'odio ai più poveri si dà come pasto
s'ammazzano genti di ogni colore
il Palazzo s'affoga in un mare di astio
il limite al male si chiama Pazzia
rifugio di quanti non voglion guardare
prigione di chi non ha più compagnia
di chi fa marcire la voglia di amare
fanciulle di pezza subiscon violenza
da chi col denaro si appropria dei seni
da chi ha estirpato la loro innocenza
da chi l'altrui fame fa i giorni sereni
il pianto di un bimbo negli occhi di un uomo
strazia coloro che la Morte han vicino
la disperazione ha un pallido suono
e interroga il mondo, un assurdo destino
creature diverse e un'unica Terra
ma l'uomo non crede al respiro dell'erba
la vita degli altri è sua pari sorella
ma sangue e veleno ad essa riserba
un principe oggi ha sfiorato un plebeo
e ha visto che ognuno non nasce da indegno
sovrano, operaio, indiano od ebreo
a tutti il buon Sole ci porge sostegno
un principe oggi si è illuminato
del sospiro armonioso del vasto Universo
dello sguardo degli umili si è immacolato
per sgombrare le nubi dal cielo più terso | 

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