L'esercito degli ultimi

Uomini,
affastellati gemiti di rancore,
graffiano l'oro fondante dello scranno
a fremente passo di libertà.
Cadaveri anonimi,
agglomerati di carne,
affratellati da proletaria polvere,
nient'altro che codici a barre,
silente velo di controllo
per chi tesse la ragnatela del comando.
Sbandierano orgogliosi i calli
germinati nel letame,
tra industrie di conquistatori,
sfregiati dall'inganno del Capitale,
ultimi fra gli ultimi,
fregiati da suprema aura,
fusi al Divino sguardo.
Su speranzosi occhi
vomitano lapilli di piombo
i regi draghi metallici,
e la iena incollata al trono
cela mani lordate di sangue.
Ma permarranno brandelli d'innocenza
a fecondar la Patria
con eco di giustizia,
ectoplasmi intrisi di coscienziosità,
armati di dignitosa miseria.
Senza secerner dottrine
da profeti del profitto,
umili anime abbatteranno il recinto,
e avrà fragranza d'umanità raggiunta
il pane del popolo.
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Commenti (1)
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Kiaraluna2 marzo 2011
Veramente intensa e di grande riflessione. Ma quegli echi di giustizia riusciranno ad emergere dal sangue? E' giusto che sopravviva l'orgoglio della dignità nella libertà...ma il prezzo del pane del popolo, chi sarà a pagarlo...
