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Introspezione 8 settembre 2006 · lettura 1 min · 2778 letture

Farsa

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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Mi sarebbe bastato un cenno, una parola che schiudesse sentieri erbosi pennellati di glicine soave fino all'aurora dei sogni non osati. Ma spettri assenti, occhi vacui -legnose movenze automi indifferenti- voltavano le terga, chiudevano il mio libro, negavano soccorso, sordi all'urlo silenzioso del mio cuore barcollante, emorragico languore: le pupille mie velate, il sorriso simulato, il pallore mascherato... Solitudine scortata da una moltitudine bendata. Contemplo la mia vita, nel fragore muto distinguo le mie risa, vibrazioni scordate d'un organo stonato...
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (2)

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M
Mauro Zappi8 settembre 2006

tanta sofferenza dentro questi versi... ma anche l’energia di un vulcano pronto ad esplodere... riversando amore mal trattenuto..liberalo... un abbraccio Mauro

Mg8 settembre 2006

un organo stonato che può trovare le note giuste per accordare i suoni melodiosi per la vita.g