La sera all'osteria
Tra fume della lena e sigarette
fatte co le cartine e lo trinciatu
volavanu li litri e le fojette
quacchielli stea mezzu appennecatu.
Allu cantone arreto a 'n taulinu
lu capu a fa de ci pe la cecagna
unu parlava co 'n picchieru e vinu
co j'occhi gunfi come na zampogna.
Dall'ara parte, lo stessu sempe pinu,
sentea le Macedonia de papà
tra mezzu allo suore e fiati e vinu.
Preché la sera, doppu l'Avemmaria,
senza cambiasse e stracchi da crepà
li jornu se fenea all'osteria.
LA SERA ALL'OSTERIA
Tra fumo della legna e sigarette
fatte con le cartine ed il trinciato
volavano i litri e le fogliette
qualcuno era mezzo addormentato.
All'angolo dietro il tavolino
la testa ondeggiante per il sonno
uno parlava con un bicchier di vino
con gli occhi gonfi come una zampogna.
Nell'altra stanza, pure sempre piena,
sentivo le "Macedonia" di mio padre
tra il puzzo di sudore e fiati di vino.
Perché la sera, dopo l'Ave Maria,
senza cambiarsi e stanchi morti
finiva la giornata all'osteria.
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L'autore
filiberto
Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,
Commenti (2)
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Citarei Loretta Margherita9 marzo 2011
è molto bella, un ricordo d'infanzia, era usanza allora x gli uomini andare in osteria, più che il trinciato io ricordo i toscanelli,
Aldo Bilato9 marzo 2011
il trinciato forte di mio nonno... Fontamara in terza media la prof. ce l'ha fatto a fette... mio padre con le alfa... l'osteria è ancora cosa mia...
