Caduta
Dove il cielo incontra il grano,
in quel luogo o nei suoi pressi,
là dove l'atrio è il suo vano,
chiostro ti coprono i cipressi,
e tutto quello che è stato
resta ricordo di chi hai Amato.
Tra silenzi ed echi profani,
voce di tutti i vissuti spirti,
suono soave di tutti i brani,
padrone sei dei crebri ed irti,
e t'imponi maestoso paesaggio
per tutti inevitabile passaggio.
Respiro ignaro della morte,
fradicio sei di lacrime, nostro,
tu, volto della divina sorte,
appari bianco e sbiadito ostro,
e freddo come il ghiaccio,
lasci tutti all'addiaccio.
Odori tristi inconfondibili
volano dai fiori e le candele
rendono a mala pena visibili
foto e scritte sulle tue stele;
argini di un dolore trascorso,
che ha da fare il suo corso.
In alto corvi e viscide lumache
strusciano mucose su grigi marmi,
finestre chiuse, sporche, opache:
scudi difendono a guaina d'armi
e frenano l'inopportuna luce
che tutto diventa logoro truce.
La penombra solca gli sguardi,
mesta si nasconde nel ricordo,
e l'animo dei migliori bardi
nel corpo del peggior lordo
muove candidi pensieri puri,
e di sicurezza i più insicuri.
Quant'è gradevole la certezza,
quando la nave torna al suo porto,
per quanto forte sia l'amarezza
che sempre ci sarà quel conforto
tra le braccia del luminoso lume
e calura tra le sue calde plume.
Oh Silenzio che sei nella culla,
quando immobile alzerai il ciglio
mentre il giovane si trastulla,
mostrerai il letto del tuo giaciglio,
ad ogni foglia che sarà caduta
da ogni ramo quando canuta.
🌐
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L'autore
Massimo Comitato
Nato a Napoli. Non voglio aggiungere dettagli; non mi piace parlare di me.
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