À Henri deToulouse Lautrec
Jeannine Gérard
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+ Segui

~ ~ ~
Incrédule,
elle le voyait se transformer
en un phénomène
tenant à la fois
de l'homme et de l'enfant.
Impuissants,
les médecins secouaient la tête
et murmuraient des regrets
devant cette croissance
désaxée!
Pour la première fois
elle manquait d'assurance
et prise d'effroi,
elle se résignait
à ce que son fils Henri
fût égrotant.
Un disgracié!
Et devant ce nain
bizarre et touchant
elle se sentait écrasée
par la fatalité.
La nuit, quand il dormait,
elle se penchait sur lui
et cherchait sur l'étonnant visage
quelque vestige des traits charmants
du chérubin d'antan.
Elle fermait les yeux
et refoulait ses larmes.
Était- il possible
que l'être qu'elle regardait
était son fils?
L'enfant qui jouait avec elle
qui se précipitait dans ses bras
lorsqu'il rentrait de l'école?
Qu'avait -il fait
pour mériter cela?
Elle restait devant son lit
incapable de penser
le visage blême!
Et lorsqu'on lui leva le plâtre...
"Maman, maman
criait joyeusement l'enfant...
regardez, regardez...
Je marcherai...
Je marcherai...
je ne souffre plus!
Il rejetait ses draps
et découvrait ses jambes.
Sa mère ne le voyait pas.
"Qui était cet étranger,
ce nain déplaisant
sûrement pas son fils,
son fils unique".
Comme hébétée,
elle faisait quelque pas
vers le lit...
le dévisageait
avec de grand yeux
incrédules.
Mon pauvre enfant! -
gémissait- elle enfin.
Puis
elle tournait les talons
et sortait de la chambre,
accablée...
.
- - - - - - - - - - - -
.
A Henri de Toulouse Lautrec
.
Incredule,
lo vedeva trasformarsi
in un fenomeno:
mezzo uomo e mezzo bambino.
Impotenti,
i medici scuotevano la testa
e mormoravano dei ci dispiace
davanti a questo crescita
squilibrata!
Per la prima volta
manco di coraggio,
rassegnata a che il suo Enrico
fu malaticcio.
Un infermo!
E davanti a questo nano
patetico e grottesco
si sentiva schiacciata
dalla sorte.
La notte, quando dormiva,
si chinava su di lui
e cercava sullo strano viso
qualche vestigi dei tratti incantevoli
del cherubino del tempo andato.
Chiudeva gli occhi
e respingeva le sue lacrime.
Possibile
che l'essere che guardava
era suo figlio?
Il bambino che giocava con lei
e che si precipitava nelle sue braccia
all'uscita della scuola?
Che cosa aveva fatto
per meritare ciò?
Restava davanti al suo letto
incapace di parlare
pallida in viso.
E quando gli tolsero il gesso...
"Mamma, mamma
gridava gioiosamente il bambino...
guardate, guardate...
camminerò...
camminerò...
non soffro più!
Alzava il lenzuolo
e scopriva le sue gambe.
Sua madre non lo vedeva.
"Chi era quest'estraneo,
questo nano ripugnante,
sicuramente non suo figlio
il suo figlio unico".
Come inebetita
faceva alcuni passi verso il letto
lo squadrava con grandi occhi
increduli.
Povero il mio bambino!
Gemeva infine...
Poi
girava i tacchi
e usciva dalla camera,
affranta.
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L'autore
Jeannine Gérard
Commenti (3)
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Kiaraluna1 aprile 2011
Immagino sia il dolore di ogni madre che avesse un figlio irrimediabilmente malato, impossibilitato a vivere la vita pienamente come sarebbe suo diritto. Scritta magistralmente Jeannine, trasmette amarezza e amore nel contempo, apprezzata moltissimo.
mario calzolaro1 aprile 2011
...affranta la madre! Suo figlio un "mostro"? "Mostri" o "geni","artisti"o "comuni mortali"...siam tutti fratelli... frammenti dii cosmo vagante.
Splendido Leotta Michele1 aprile 2011
le onde donate dal cielo son sempre canto ...anche quando di delizia sembrano non averne tanto... veramente sentitissima e FANTASTICA, d'espressione poetica... la grande MAGNIFICENZA del tuo splendido donare



