A Dinael

In mezzo alle fitte tenebre oscure
risplendi, e sei del mondo sole e luna
si da render le mie parole impure,
supremo Dinael. A te s'aduna
ogni cosa, e in te il loro nido
fan l'augelli di specie ciascuna.
Il sole sorge, emette il suo grido
l'allodol mattutina fa il suo chiasso
in su la chioma tua che dice: "Io sfido".
Cala il mezzogiorno, e laggiù in basso
riposa, stanca del suo operare,
la formichina, e più giù il pigro tasso.
Tu, divo astro del ciel, sei a rischiarare
la notte, con il tuo brillare fioco:
su di te sta il gufo e il suo chiurlare.
Tutto il dì presso te è il grande foco,
tu solo hai luce, e ne godi e ne prendi:
prostrato al tuo voler, io sol te voco.
Tu, Dinael, ne la luce risplendi
perciò da te sono attratte le stelle:
con passionale ardor l'ami e l'accendi.
Me, pover tronco dalla dura pelle,
mi spegnerò ove i rami rinsecchiti
sarìan combusti nelle oscure celle.
Dalla raccolta "Gelosia"
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