Maturità
Alessandro Labriola
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Sì, le avversità hanno ucciso il bambino
non vedo più le gemme del parco, così
come le incessanti corse si mutano
in balzi stentati e ritmici.
Il sogno è vago, dove laggiù
si erge il tumulto delle banche e dei conti
dei rimpianti che uccisero molti;
Il fragile giglio cede il passo...
ogni sofferenza muta in vizio
ed ora languo in un beato esilio;
seppur sia schiacciato e troppe volte vinto
- la fiamma attinge illogica Speranza
conservo ancora ferocia nei muscoli,
- le ingenuità degli illusi
so ancora amare e commuovermi
sorreggermi e sconvolgere tramonti;
infatti ogni sera vi colgo mie Adorate:
chino sulle vostre indecenze pallidissime
lecco via ciò che mi è negato.
Posso ancora ardere senza immolarmi
sono io la fiamma.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (3)
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Citarei Loretta Margherita31 maggio 2011
ottima poesia, magistralmente scritta, complimenti, bellissima
Moreno il Duca31 maggio 2011
complimenti ale una poesia che dice tutto scritta molto bene complimenti
mario calzolaro1 giugno 2011
bella ed incisiva... corretta nello stile e ricca nei contenuti


