Un amore
Perséguito fantasmi colorati
e quanti spettri arcuati e deformi,
chi li vorrà mai vedere?
chi mi vorrà mai sentire?
Non era ancora il suolo ammalato
di bolle bianche né il cielo sudicio
di così larghe chiazze di asfalto
maculato:
ho visto troppo, ho troppo guardato?
dove mai prendere consiglio?
dove mai il figlio porterà il padre
sulle sue spalle, care pater,
contro il risucchio del vecchio pallido
cui pagare il conto di rimpianti ed errori?
Vieni, scendiamo
al triste fiume
sotto i salici stillanti soffice nebbia
sono i tuoi capelli imperlati d'amore
nel primo giorno che fu
e poi tempo di gloria e di fame:
chi potrà mai sopravvivere?
Vuoi un aperitivo, un tè con biscotti
mentre parliamo di cose comuni,
di supermercati e costi, di profitti e perdite?
Perché tornare a tanta noia
se solo il sogno ed il suo segno
inseguo senza sosta alcuna,
e in tremiti finire.
E dopo?
quale cagna randagia ululerà su me
quale lemure sbigottito giocherà coi miei occhi
in quali sozzure si adagia
ciò che per poco
rimane.
O tu che passi ti attarda, fai rivoltare il mio corpo
e guarda: ci sono due piaghe in mezzo al petto.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Annamaria Barone5 ottobre 2013
a volte ci si imbatte in una poesia, sembra quasi una casualità, poi si legge e man mano che le parole scorrono si ferma il cuore, poi accelera poi si ferma ancora, cos'è che entra in circolo? Le Parole e la poesia che come emozione dolce ed irruenta colma le vene, e dopo, dopo sei più colmo, anche di solitudine, anche di tristezza ma più colmo. Grazie
