Attesa
Che ancora indugi, che pensieri grandi
ti soffermano al limite del bosco?
Che fragranza Natura con le Ninfe
sue quest’oggi ha scelto? Su un pedale
lento, lontano, in sé meditabondo
d’erbe schiacciate, illuminato dai
sospiri di violetta laggiù dove
giovani, acute corrono nascoste
limpide acque, esala il gelsomino
il timido suo suono. un po’ calante,
come tenera viola di Bergonzi
suonata senza impegno da un anziano,
disilluso maestro che già vede
lo smarrirsi del sole, astro morente
ucciso dagli ingrati figli suoi;
dopo, lo squillo della menta forte
si contrappunta con le ricche note
del grasso rosmarino e infine, a sera,
la carezza squisita delle rose
che a gola piena, principesse amate,
solfeggiano una vasta melodia
sul bordone che gli aromi intrecciano
di finocchiella, rucola e di fiori.
Tutto era vita e i cori, a volte mesti,
ad essa si ispiravano ed invece
ora ogni cosa appare da vapori
offuscata, uniforme e come tinta
di color grigio, piatta, senza moto,
deserto vuoto. Tutto in me s’è fatto
vapore sperso come brina al sole.
Nulla resta dell’io che fui. Il futuro
attendo, senza scosse, senza senso
veruno si dipana così il filo
dei miei ultimi giorni. Quanti ancora?
Altri tenti il conteggio altrui destino
è quest’ultima nota... Tutto intorno
si srotola veloce quel che resta,
scorre tutto, anche il canto risucchiando
verso il gorgo infinito.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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