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Introspezione 22 giugno 2011 · lettura 2 min · 1850 letture

Canone mortale

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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MUSA, QUELL'UOM DAL MULTIFORME INGEGNO DIMMI, molti patì sul mare fiero tormenti amari per trovare il porto sognato che al suo cuore ed al suo corpo era linfa di vita; trasognato passaggio in altre rade gli fu imposto dagli inumani dei; ogni partenza nuovo strappo malvagio alla sua essenza, nuove rughe sul volto e più tremori alle membra provate. Divelte le radici che crediamo fisse e feraci onde crescere a nuova forza col tempo, d'ogni solco in solco cresce l'ansia di vincere la prova celando le macerie del passato che peso immenso uniscono alla vita, che nuovi passi e sogni più tremanti rendono, onde il vagare si rinnova e la speranza muore. Itaca, isola perduta in mare a te volgeva Odìsseo incubi strani quando nel campo notturno il suo sonno gli conciliava la funesta onda dell'Egeo: posare nell'amore era invece suo sogno e patria e casa. Quanti pensieri, quante frasi dette portavano altri nomi inutilmente? Ogni volta uno nuovo. Mia Itaca sei tu, montagna bella, come bambino ti chiamavo, monte dei miei più ardenti, arditi desideri, dove ti trovi? Dove sei rimasta? NON ODI TU LA PIETA DEL SUO PIANTO? E quale nome, quanti nomi celi sotto il silenzio eterno dei tuoi ghiacci? Non oso più tornare, sono ormai troppo fuori dal tempo. L'aguzza cresta avanti la finestra affilata come artiglio di nera aquila implacabile mi sovrasta. Sei scabra roccia aspra alla mano eppure gioiosa come guancia di bambino; serena sui tuoi fianchi è scesa adesso dolce notte stellata; il tuo profilo m'evoca nomi e volti ora perduti. Ed è il buio del mondo. Immobili, impassibili assistono gli algidi dei dell'Olimpo; vi è forse in dimensione incognita e lontana dal nostro intendimento una promessa che altri premi sovrumani cela? Trema lontano, fioco, di candela un lume che mi guida nella sera solo, fonte e forziere ai miei pensieri, per gli amati sentieri DOVE PER LUI PERDUTO A MORIR GISSI. Maggio: AAS LXIX
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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Clara Gismondi22 giugno 2011

Bellissimo questo sentimento verso la terra lontana... l'attaccamento alla propria montagna... sentirne ogni palpito lontano nel tempo che fugge... Grande ode e bella sensibilità!

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vinfra4722 giugno 2011

perché dire che è solo bellissima; in essa v'è stupore esistenziale e contezza del vivere umano. lirica veramente apprezzata e più volte riletta. fiocco