Eppure sopravvivo
Eppure si sopravvive
Quando il cigno muore
E labbra vanno magre di baci.
S'alza al suono notturno
L'animo mio
Come da un canto richiamato
E teso rilascia tremule note di verità.
Non rintocchi, non sussurri
Tutto è nero di possibilità
E dura e si perpetra in me come cadendo
Come nube che s'acciglia al tramonto
E piena si completa di buio
Così, senza scampo, mi chiudo a bocciolo timido
E non evade verun profumo al silenzio.
Tutto me, solo
Percosso di domande
Quale risposta mi soggiogherà?
Tutto è morte o sentore d'aldilà, ora
Che il cigno muore
E le labbra vanno vaghe, via da me.
Ancora solo
Dentro tutta la notte
Eppure sopravvivo.
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Commenti (2)
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Michele Tropiano21 luglio 2011
A volte l'unico soluzione è chiudersi in sè, quando il resto del mondo sembra crollarci addosso e sembra non avere nemmeno un perchè. Eppure si sopravvive, ma, appunto, "sopravvivire" è diversa da "vivere": ci si può abituare però, col tempo. Poesia condivisa e a mio avviso molto ben scritta, versi scorrevoli le cui parole catturano il lettore anche per il loro suono; bella anchela metafora del cigno. La chiusa, se da un lato con quell'"eppure" da un po' di speranza, è dall'altro lato molto amara, con la consapevolezza di sopravvivere, solo respirando, con il buio della notta dentro.
Anna Maria Scamarda23 luglio 2011
Una poesia malinconicamente bella, musicale. Molto apprezzata!

