Adolescenza
Alessandro Labriola
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Sono il re guerriero di un popolo mitissimo,
il ragazzo che dormì cento giorni beato
sognando vittorie arroganti alle Termopili.
Ho schiere urlanti e incestuosi atti con la notte
dedico le mie vaghe virtù alle piante!
scarabocchiando con linfa (che è sangue)
amori dalle ardite note, forte di un vigore arcano.
Sono la furia che dimenticò il suo tempo, i suoi anni!
e si protese ceco alle mura;
Il tragico avvoltoio che,
perduto il trono e la corona, se la prende con Dio;
gettò l'ostensorio - prese la pipa del popolo
Scelse, non per volontà,
- ormai ben rada e sorda
quest'umanità così bieca e profonda
che lo stà via via uccidendo!
Forse rimpianto per ciò che non Volle
al suo regno.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (5)
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alessio carlini23 luglio 2011
l'esplosione del sentire in una lirica che riesce a crescere e a divenire aderente all'animo per lo stile innovativo e piacevolmente originale... molto bella
Franca Donà astrofelia23 luglio 2011
sempre incisivo e forte, un sentire che esplode in versi ben stilati e che trasmettono emozioni.
EnzoL23 luglio 2011
versi che si incidono sotto pelle... un ritmo incalzante micidiale e parole fortemente evocative... un testo da conservare... e cosi farò!
C
Citarei Loretta Margherita23 luglio 2011
una notevole poesia, complimenti all'autore, apprezzatissima
Luigi Arcopinto24 luglio 2011
Una notevole lirica... Davvero molto sentita ed apprezzata, complimenti!




