Morte nella pianura
Alessandro Labriola
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Se la grazia di qualche impeto, oh dama!
Cogliesse nuovamente questi muscoli affranti,
rialzasse la spada ferita:
bardato come i sogni furiosi della giovinezza, vi difenderò!
Con drappi eroici incitando io stesso il Male;
vessilli smarriti ad est annunceranno
stemmi di fiere intrecciate - croci ferali, crine propizio
ogni vostra benedizione garrisce furore antico...
Sulla più nobile cavalcatura verrò:
alla carica sfavillante, lo scudo fregiato
del Vostro amor di rosa e spina - il velo che donaste
al cavalier galante...
così vermiglio stringo al petto,
lancia in resta scalpito fiero; se stamane morirò:
soffio un bacio alla pianura che ritorna nebbia,
l'addio d'una viola spezzata.
- gridava già esaltato il corno della morte attorno
il cavaliere spronava lucente
verso l'abominio dell'oscura progenie
svanendo basso, sopraffatto
e amato.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (4)
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Silvia De Angelis13 agosto 2011
Intensità ed espressività in bei versi di pura poesia, immersi in un narrare scorrevole e molto gradito alla lettura Lirica apprezzata
lady oscar13 agosto 2011
...bella per immagini, atmosfera... eleganza... complimenti!
mario calzolaro13 agosto 2011
l'ho apprezzata, questa lirica, per fantasia, immagini ed ispirazione... e per lo stile
Luigi Arcopinto13 agosto 2011
Una lirica intensa ed espressiva a delineare belle immagini... Lirica piaciutissima, complimenti!




