Ars poetica
Morta e insepolta nel lirico brusio
l'immota carcassa, è famelico verme
ogni nuovo verso che sotto i morsi
ti spolpa – iene bavose accorse
all'arido desco, avide d'altrui resti.
Troppe le mani dei profeti sciolte
dall'impeto letale per convenzione
ermetico: inerzia d'altera mediocrità,
diadema fonetico il loro proferire.
Fu patto suicida collettivo o genocidio
reciproco? Funesto, forse, l'entusiasmo.
Già avverto il rigor mortis della prosperità:
dell'atroce débris si dovrà ripulire
il tuo corpo straziato dall'accanimento
poetico, mutilarti per ridarti vita.
Reo con loro, mi prostro ai tuoi piedi,
il capo reclino, e attendo cantando
la sfavillante ghigliottina della decadenza.
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Commenti (2)
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Michele Tropiano5 settembre 2011
Con. cordo con il contenuto, la forma invece mi piace un po' meno, a volte prosastica, altre volte forzatamente aulica, anzi "aulicheggiante". Certo è che le espressioni sono forti e colpiscono il lettore, soprattutto all'ultimo verso, con quella "sfavillante ghigliottina della decadenza": sembra ce l'abbia sulla testa anch'io, solo che io resisto, per quanto posso, e non chino la testa né mai mi prostrerò!
malaluna5 settembre 2011
ottimo il commento che mi ha preceduta, devo dire che il contenuto mi attrae e contemporaneamente mi astrae, Poesia è molto di più per chi l'ha cucita sotto pelle senza troppo domandare. Mi piace come scrivi, piacere di averti incontrato.

