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Riflessioni 31 agosto 2011 · lettura 1 min · 1837 letture

Evanescente

Alessandro Labriola 270 poesie pubblicate
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Ho veleggiato per grandi Oscurità; visto tutti i tramonti da un campo: oltre l'insegnamento, trovato alberi ignari passaggi esotici fino a tarda sera - bambù l'imboccatura squallida dei porti, foci lugubri lumeggiati di nebbia sacra; costeggiando infiniti lidi di perla e onice la notte piatta, percorsa barcollando nel ristoro dell'onda calda, poi di nuovo nella terribile, graffiante sabbia. Ho sostato solo mesi infelici, gravi per la mente: a pensare - a pentire altri insomma: le giornate ritrassero le dolci labbra il resto fu tutta una grottesca fuga, muta e senza ragioni.
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Alessandro Labriola
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Commenti (4)

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C

molto originale questa poesia, complimenti lirica apprezzatissima

Angela Fragiacomo31 agosto 2011

Un viaggio dunque... in fuga... ma qualsiasi viaggio è prima d'ogni cosa, ricerca, dentro sè...e se si tramuta o rivela in fuga... non sortisce che l'amara sorpresa di giunger sempre alla stessa meta... il solitario punto di partenza... Per ogni viaggio che valga la fatica, unico necessario bagaglio, se stessi in apertura all'ignoto... Lirica che in metafore forti e ricercate, tocca grandi temi esistenziali... come sempre l'Autore, ci trasporta nell'introspettiva visuale... tanto difficile quanto affascinante... apprezzatissima!

In Venere veritas31 agosto 2011

muta e senza ragioni... a volte dimentico che sei giovane, e qui lo riveli. non c'è ragione, né parole.

rosanna gazzaniga31 agosto 2011

Bellissima, versi ermetici che lasciano trasparire la continua ricerca interiore del senso della vita. Viaggio senza fine fino alla fine della notte. Questo è quello che ho visto in questa affascinante poesia. Complimenti!