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Introspezione 4 settembre 2011 · lettura 3 min · 1422 letture

Notturno in città

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Alexander Melko 7 poesie pubblicate
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La città respira. Tra le case spira silente, un vento lieve, e sfila vanesio alla luce brillante, di finzione incolore; è un mondo d'artificio che vive di lampioni sonnambuli e notturni. C'è silenzio per le strade dimentica è la mia grigia signora del diurno vociare insensato brusio, stonato e fatuo. C'è silenzio per le strade. Gettano l'ombra nera i monoliti plumbei eretti alla notte, se ne spogliano come fanciulle che lasciano scivolare i desiderati veli che cadendo spargono stelle profumate nell'aria per coricarsi su un pavimento audace complice di voluttuosi e fugaci furti di piacere. C'è silenzio per le strade. Parchi verdi, incastonati e racchiusi smeraldi nella pietra: gemme che screziano le spire d'un idolo serpente. Chiostri che sussurrano a una luna alata storie notturne di solinghe creature sparse nel silenzio di questa notte. Lupi solitari, un po' sporchi incedono braccando qualcosa, ma non so io cosa. C'è silenzio per le strade Strepita il cemento, canta, innalza un'ode alla loro storia, compone un notturno, sulle note dei loro passi. Perché cammino? Non sono forse solo l'ombra della mia ombra? Battaglioni di nubi, mari di nebbia hanno invaso il cielo che s'accende cremisi; riflette in tinte uniformi e sbiadite l'elettrico sole di questa città. Perché cammino? Le vie immote cambiano vesti: donne che ovunque cercano il piacere e nulla più, si spogliano delle diurne cetre e nella notte tripudio di seta! Si spopolano i sentieri: ora li riconosco; ciechi inquilini cicale stonate spariti! Mi sento meno solo nel silenzio. Perché cammino? Alberi inquadrati, come squadre, resistono all'assalto dei ciclopi silenti e plumbei. Non cammino più. I battiti irregolari di luci dai colori forzati sussurrano alle mi orecchie: io sono viva! io sono viva! Senza una meta corrono le vie della deserta città. È grande ma tutta la scorgo: così piccola appare! Non chiederle aiuto alla mia grigia signora: mille le storie che alla notte sussurra. Opachi giaietti che nascono e muoiono. Ma niente più di perdute canzoni. Ma se vorrai lei te le canterà, se ascolterai te le regalerà. Ti bacerà sempre ma senza stringerti al suo seno. Ma la tua storia non la scorderà mai. Indugia sulle labbra pregne di un alito indescrivibile che solo la notte conosce e possiede. E sulle note delle tue lacrime che squillano sul cemento testimone senza giudizio, lei scioglierà per te un notturno in città!
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Alexander Melko
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Commenti (1)

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Francesco Fabris Manini6 settembre 2011

Interessante e piaciuta questa lunga lirica dalle molteplici immagini. Soprattutto la prima parte introduttiva e descrittiva, decisamente bella