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Amore 18 settembre 2011 · lettura 3 min · 2315 letture

Autunno

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Alexander Melko 7 poesie pubblicate
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La luce non era ancora pallida, non c'era silenzio per le strade; le morenti tinte calde drappi di una donna matura ma ancora bella avvolgevano le plumbee pareti delle case non dimentiche del caldo del venerando mese. Bruciava come le foglie il mio cuore in quell'ora. O autunno, fui io ingiusto? Distolsi forse gli occhi dalle fiammelle che tu accendevi, pirotecnico artista sugli alberi immoti? O Autunno, fui io scortese? A biasimare la velata coltre d'un'acqua grigia come fili di seta leggera, fina, che tu versavi sul mio corpo quando il tuo sole languido e caldo, come una candela in una lanterna d'ambra, non mi intiepidiva? O autunno, fui io crudele? Ti ho amato poco volgendo il mio sguardo verso la musica soffice dei cristalli d'Inverno? Sognando il mio viso baciato dalle labbra d'Aprile grondanti fiori di pesco? Come le foglie tue il mio cuore ardeva ma come loro ardeva troppo perché di lì sarebbe caduto. Mi hai afferrato con forza, seducente mi hai sorriso gagliardo. Mi hai offerto lascivo di bere, io lo feci, avido; non conoscevo il tuo vino screziato di mille colori: oro, come l'opulento squillare dei gioielli di un vate che mi promise ciò che era più ambito. Ambra: come le profondità inviolate, irte, immense, dei suoi occhi. Cremisi: come la forza folle e suprema che trascina i corpi in un bacchico, vorace mutuo banchetto di carne. Oh autunno! Che mirabile dipinto, fluido e mobile s'infiammava di luci e mutava a ogni istante. Ora riconosco i tuoi colori, ora so, quali furono i tuoi pigmenti. Oro: come la maschera funebre che ora mi accingo a vestire. Ambra: come il suo sguardo che altri accarezza, come le risa, che mi vomita addosso. Cremisi: come i mari di sangue che il mio corpo solca, come i flutti di porpora, dove la mia anima naufraga, affoga, da sola. Solo, tu mi lasciasti, senza le dita diafane e fresche, leggere e dolci sul mio volto, tempio di mille lacrime, di una speranza gentile anche se sottile come un sogno. O autunno, perché mi uccidesti? Perché mi tradisti riversando nel mio petto una dolce ambrosia ricolma e traboccante, di crudele veleno? Turbini di foglie morte, riscaldano a tinte languide i muri dorati dal sole della sera. Ora la luce è velata, pallida; c'è silenzio per le strade; c'è silenzio nel suo cuore; sii gentile Autunno, non lasciare l'opera tua incompiuta. Travolgimi, un'ultima volta con la tua fiamma. fa che io bruci, per sempre; sii gentile autunno, fa che il mio sguardo non giunga mai più, a lambire il seno tenue dei fiori di pesco in Aprile.
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