Ninfa notturna
Alessandro Labriola
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Vorrei parlare al biancore del tuo viso
senza vergogna, in pace
respirare l'oro che espandi sui passanti:
una carezza che rimandi a tempi anteriori,
fortifichi le gambe - infiammi gli occhi
spalmi questa angoscia come un massaggio
per tutto il corpo,
lecchi piano lo sdegno e la Condanna:
piangimi il tuo amore da una finestra
sentiti Mia nella notte più fredda.
Io ti ho esaltata ove nessuno potrà:
nè il tempo né il fuoco, oltre il desiderio
che pur ti cinge tutta alla mercè d'angeli
e biancheria meravigliosa - orfici corredi in cui stancare la mano
stanze diverse in cui farti spogliare;
amarti inutilmente su un fazzoletto.
©
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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In Venere veritas15 settembre 2011
oddio, ma ho capito male? sembra... autoerotismo raffinatissimo.
EnzoL15 settembre 2011
beh... raffinata, eleganza in versi... autoerotismo sfumato da fantasie angeliche... grande lirica!


