Oasi finali
Alessandro Labriola
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Il ramo brulica di armonie
che il vento festeggia;
la Fine spirò uccelli che non avevo mai visto
i colori! Quella luce fatata dell'Eden,
l'esplosione della vita ultima in ogni cosa
- oltre il velo
Schianti d'insetti sui sassi e l'incoronazione
di una regina obesa laddove non v'è mai stata luna
- gocce riesumate della notte scorsa
Nevischio gentile d'estate...
ramifica un rivolo estatico di detriti
con foglie, ricordi secchi: bagliori sconfinati e fluttuanti
lungo il letto nudo animato nella fatalità del gesto
- un'addio disonesto
Terreni smossi da zolle che donano ancora varietà alla terra;
civiltà e frutti gratuiti, invisibili sulle liane,
prati piumati a baldacchino
col tramonto, stendiamoci tutti nel lusso sconfinato:
cento pavoni hanno accettato il nostro perdono,
spiegano tele già dipinte (dove il destino non è altro che oblio)
e riposiamo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (4)
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alessio carlini16 settembre 2011
la suggestione, il movimento e l'impatto delle immagini e visioni di questa lirica è impressionante! Come un dipinto nitido, come entrare in un luogo sacro e aperto anche ai profanatori... un luogo dove arrivare e riposarsi contemplando essenze sempre esistite ma prese fin ora sempre alla leggera e senza mai, prima d'ora averne ricevuto il vero e vitale nettare... ovvia- mente, questa è una mia personale visione emotiva di questa lirica davvero ammirevole!
Grazia Bianco16 settembre 2011
Un pentagramma su cui sono incise note delicate di una magica e surreale sinfonia...
C
Citarei Loretta Margherita16 settembre 2011
poesia molto suggestiva, veramente bella, complimenti
In Venere veritas16 settembre 2011
riposiamo, sì, almeno un poco, sulle lire di saffo già scordate, dal tempo di vivere morendo



