Indaco
Gridai al vento e in un attimo sorsi di silenzi echeggiarono
rapendomi da quell’antico dolore.
Fui per un attimo libero e si ruppe in me
l’angoscia di una gioia ricordata ma sconosciuta
Infante, a cavallo di sogni di legno, dondolando
credevo in cantilene ancora vive e mosse.
L’assenza di chi vita mi dono’ mi rese grande
e quegli occhi d’indaco mi cullano a foglia.
E gli anni miei non passano ma rimbalzano
come a tradire effetti imprendibili
di direzioni mancate.
E faccio gioco di questo passato, frammenti di rami,
aiutato da lacrime che sporcano disegni e parole
ma che ingrandiscono, spietate,
vuoti e colpe da me non chieste.
©
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Commenti (1)
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M
Mariasilvia8 novembre 2006
Profonda, intensa, rammarichi colpe... e ribellione. Ben scritta. Mi è piaciuta.