Naufrago
Alessandro Labriola
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Pietà! Ristoro!
L'altare smarrito chiama
agonie rubate ai fiori
da turgide alcove unte di pianto
cerchi che discendono piano
naufragando pigri sull'incoscienza:
del biondo tempo passato a cercarti
fino a scolpire i lineamenti confusi
di qualche incertezza morbida - mostrata di rado
incontinenze di pensieri tristi
spenta si è la gloria di questo passo e
l'ambizione langue un'angolo smarrito,
sperduto comunque al mio viaggio
dimenticando chi ero,
sognando di stare ancora un po'
fuori da ogni tempo - mansueto
smarrii i miei anni.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (3)
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In Venere veritas19 settembre 2011
il senso di non avere dove essere, dove vivere, potente, come quella fine di smarrimento... quasi una della molte ballate del carcere di reading... si finisce per pensare a tutto il proprio senso, umano e divino (wilde).
C
Citarei Loretta Margherita19 settembre 2011
profonde e sofferte riflessioni, bella poesia, complimenti, apprezzata
Jade20 settembre 2011
E' davvero bella, il senso di smarrimento che c'è in questa Lirica mi arriva e ricorda il mio... Mi stringe il cuore.


