A che vale il mio pianto
Gesuino Curreli
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A che vale il mio pianto se non sente?
E' inutile che dica il mio dolore
ne parlerò a chi sa cos'è l'amore,
quello che come pochi non mi mente.
A che vale? Che notte sarà questa?
In un brusco risveglio mattutino
sarà posata l'ala del destino
dopo l'ira del volo suo funesta,
e io sarò spaesato, clandestino,
dentro un mondo difficile e ostinato,
ingoiato dal tempo, trasognato
come possa un poeta cristallino.
Ma il dolore non sa nessuno quanto,
né ad altri do misura per ritegno,
d'amore sono figlio e sono degno
di quel che sono senza farne vanto.
Orfano di compagna, a un'altra vita
chiederò il permesso d'esistenza
e che mi sia concessa la licenza
della poesia più bella e più pulita.
Poi è buio e non so, fragile cosa,
sarò in balia, chissà, dell'emozione,
della ragione cruda e alla finzione
porgerò la mia guancia e la mia posa?
Non so, non so!
Ai versi chiederò la compagnia
perché il tempo non sia vorace e vuoto,
perché il labile mondo dove ruoto
mi accolga con il canto e la poesia.
Davvero io non so, né so preghiere
per invocare un dio risolutore,
attenderò cosciente del dolore,
d'immancabili, lunghe, fredde sere.
A che vale il mio pianto se non sente?
Spero che abbia in cuore il mio sorriso,
e la certezza di quel paradiso
al quale aspira, infine, ogni credente.
A che vale il mio pianto...?
Figli, é lei che diede luce al vostro viso!!
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (1)
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elisabetta tegas11 ottobre 2011
Profondo dolore e tristezza in questa lirica... Sicuramente, la donna amata volerà verso cieli meravigliosi. Complimenti!

