Come una falena

Divengo equilibrista,
tra i miei amari silenzi
e le tue parole spigolose,
somiglianti alle sporgenze
di un'aspra inquadratura.
Oscillo sulla corrente,
su fili tramati affabilmente
e disfatti con noncuranza.
Io, roccia scavata,
incarno uno scherzo,
divento una spoglia bazzecola
o comunque sia, una scarna minuzia della vita.
Un' esistenza impetuosa la sua,
e la mia muta in febbrile,
io, dai polsi esili
e dall'animo affilato,
rifletto la lama di un coltello.
Descrivo me stessa
come una farfalla notturna,
dentro un bozzolo di seta,
che filo ogni notte,
quando, tranquillo, giace sul letto.
Io, una filatrice
di odissee crepuscolari,
di naufragi privi di approdo.
E quando trovo la baia,
un porto all'orizzonte,
mi ripiego su me stessa,
giacché non è Itaca,
ma illusione onirica
o miraggio del deserto.
E la sabbia mi domina l'anima,
e le onde mi invadono il cuore,
di fatto sono un fiume in piena,
dalle sponde terse,
prive di fioritura.
E mi presento:
sono una falena,
dalle ali stropicciate,
per aver spiccato il volo,
in folle ebbrezza,
ubriaca di sensazioni.
©
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