Giogo e fil dorati
Alessandro Labriola
270 poesie pubblicate
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La mia voce - puoi udirla
ha le vanità dei venti caldi
e la fragilità dei soffioni sbiaditi
ma arrendevole supplica alla tua mano
una carezza morbosa e calda
- la passione dichiarata per sbaglio dalle tue dita
nel leccare via i silenzi che hanno implorato, le spoglie
il suicidio d'ogni sera, la veglia caduca! che invidia cova ancora
ai tuoi occhi: la vera luce!
ed ogni mia fiamma è screziata di sangue,
labbra e smorfie contratte:
"Sto bene" (è automatico)
La mia voce non trova modo né tempo,
anche le guance più vergini e tonde
impallidiscono al mio insensato disgusto:
affetti, calore o solo "la Voglia"!
tanto ricercata tra i rami e le steppe
- echi spaventosi che la gente scambiò per lupi
voci traviate dalle folle, stamparono un sorriso meschino
una smorfia bizzarra...
rabbia ed egoismo! Prigioniero illegittimo:
canta! e volete che finga senza remore.
Quel che ne rimane non è anima,
così come gli occhi, il pianto:
persino quei baci rimasti! (progenie bastarda di Giuda)
schioccano lugubri solo per accontentarvi
morendo ogni giorno
d'applausi.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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EnzoL18 ottobre 2011
in questo testo non ci trovo solo 'ultime lacrime (con arroganza), oltre a una stesura da brivido, incorniciata dalle pause e dalle metafore che danno al tutto una cadenza ipnotica... un richiamo mortale, un desiderio si certo... ma sento una rabbia afona... sommersa e potente che vibra chiedendo vendetta... grande testo come sempre un autore che scuote con il suo stile personale ed unico... d'ammirare
rosanna gazzaniga25 ottobre 2011
Una poesia potente, bellissime metafore! Una ribellione di fondo per quel mostrarsi sereno mentre desideri che non si vorrebbero avere, piegano, spengono l'anima.


