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Morte 18 ottobre 2011 · lettura 2 min · 1602 letture

Giogo e fil dorati

Alessandro Labriola 270 poesie pubblicate
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La mia voce - puoi udirla ha le vanità dei venti caldi e la fragilità dei soffioni sbiaditi ma arrendevole supplica alla tua mano una carezza morbosa e calda - la passione dichiarata per sbaglio dalle tue dita nel leccare via i silenzi che hanno implorato, le spoglie il suicidio d'ogni sera, la veglia caduca! che invidia cova ancora ai tuoi occhi: la vera luce! ed ogni mia fiamma è screziata di sangue, labbra e smorfie contratte: "Sto bene" (è automatico) La mia voce non trova modo né tempo, anche le guance più vergini e tonde impallidiscono al mio insensato disgusto: affetti, calore o solo "la Voglia"! tanto ricercata tra i rami e le steppe - echi spaventosi che la gente scambiò per lupi voci traviate dalle folle, stamparono un sorriso meschino una smorfia bizzarra... rabbia ed egoismo! Prigioniero illegittimo: canta! e volete che finga senza remore. Quel che ne rimane non è anima, così come gli occhi, il pianto: persino quei baci rimasti! (progenie bastarda di Giuda) schioccano lugubri solo per accontentarvi morendo ogni giorno d'applausi.
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Le Ultime lacrime (con arroganza)

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Alessandro Labriola
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Commenti (2)

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EnzoL18 ottobre 2011

in questo testo non ci trovo solo 'ultime lacrime (con arroganza), oltre a una stesura da brivido, incorniciata dalle pause e dalle metafore che danno al tutto una cadenza ipnotica... un richiamo mortale, un desiderio si certo... ma sento una rabbia afona... sommersa e potente che vibra chiedendo vendetta... grande testo come sempre un autore che scuote con il suo stile personale ed unico... d'ammirare

rosanna gazzaniga25 ottobre 2011

Una poesia potente, bellissime metafore! Una ribellione di fondo per quel mostrarsi sereno mentre desideri che non si vorrebbero avere, piegano, spengono l'anima.