Scrigno

Lontano dai fiori dei giorni,
dall'inerte levante diafano,
dai lisci crucci,
dalle risa vacue,
annodavo i dedali.
Assordavano l'animo
si aggrovigliavano.
Anzi, arginavano
le mie increspate acque
con fragore violento e
offuscavano i meandri della chiarezza,
con agio e attitudine.
Un groviglio,
il cardine del mio estro:
opaco e acceso,
fulgido e piovoso.
Un turbine che diluvia,
sgrava grandine
che incide le querce,
è il quadro degli albori,
dei vespri.
Inganna e imbrunisce,
diviene notte
poi crepuscolo.
Vivacemente oscillante:
equilibrista, saltimbanco,
artista di parole.
Ed io,
chiromante,
scorgo i solchi del momento
sui miei gracili palmi.
Celo gli occhi, abbandono
l'incustodita mente.
Si infiamma il mio ordire.
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Commenti (2)
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Rossi Alessio30 ottobre 2011
Poesia intensa e ben scritta, notevole la proprietà di linguaggio. I versi hanno un ritmo incalzante e sono molto incisivi. Apprezzata
B
Barba22 novembre 2011
Leggerla... leggerla a voce e non a mente; oltre al significato, ha un armonia a crescere, un momento dove serra il ritmo narrativo, ed una chiusa molto convincente.

