Stigma
Alessandro Labriola
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Limitrofi archi trafitti
e mille piaghe attorno - sbuffano
facendo avvampare la parata, dapprima
con amari filamenti di nuvola, carezze di lana
ricordi di cipria cristallizzata in omaggio;
Poi setosa arrivò - allungando il passo immane
l'ombra svelata: dai capelli violetti
e ottundenti "armoniche" tutto attorno.
Angeli e ribellioni avvamparono il veleno,
suonaron per la valle i vespri solenni:
giocosi rampolli fuggivano ovunque
scostando ad uno ad uno i veli delle vergini
quelle zuffe furibonde nell'agata commossero i cieli;
fu donata ad ogni fiore una più dolce spina,
per ogni aculeo carni bianche da affondare
- si spacciaron per doni le Tue ferite
Altri come me mostravano il palmo,
i segni immorali di chi aveva amato
- rimaneva ancora il tempo (cuore sbavante)
di chiederne altro: Dolore! Passione! Artigli!
Tu che al pudore dai gloria nuova,
alla nudità eleganza preziosa.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa29 ottobre 2011
un vocabolario molto ricco, che crea suggestioni e tempeste. Piaciuta molto!
EnzoL29 ottobre 2011
e per quelli che rimangono con le mani piagate che si scrive... ottima, stesura e versi meravigliosi come sempre


