La mia critica mi ha stroncato
Quelle strade in cui cammino spesso,
Quelle molte strade che non mi hanno mai visto sobrio,
Quelle strade sibilano.
Gli abiti frusciano, ronzano, stordiscono,
sfregano tra le cosce come lame,
si lasciano disprezzare senza remore.
E oltre i cardini serrati, le persiane sbarrate,
urlano, vanno in frantumi come non ci fosse più tempo.
Io sono il loro cibo squisito:
Li rinfranco,
Li rinsaldo,
Il mio vomito scuro è succo che riempie le loro speranze.
E loro sono il mio sciroppo nauseabondo:
Nocivo, da ingoiare tappandosi il naso, da usare con cautela.
E quando sono sobrio, mi rinchiudo dietro i cardini,
nel buio pesto oltre le serrande, li odio,
anche se solo mi esprimo meglio.
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